Europa vs democrazia?

Tempi durissimi per Italia e Grecia. Entrambi i paesi rischiano la bancarotta, entrambi sull’orlo di un baratro nel quale rischiano di trascinare mezza Europa.

Come un malato affetto da una malattia contagiosa, il nostro paese è posto sotto osservazione dai mercati finanziari e dall’UE. Da più parti, si levano voci che invitano il nostro presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a farsi da parte. Per molti è lui, insieme al suo governo, la causa di questa terribile situazione. Un passo indietro di Berlusconi porterebbe ad un immediato miglioramento della condizione in cui ci troviamo, sulla falsariga di quanto già successo in Spagna con le dimissioni di Zapatero e con l’annuncio di elezioni anticipate.

La soluzione più accreditata, se Berlusconi dovesse mollare la presa, sembra essere quella di un governo tecnico guidato da un’illustre personalità che restituisca fiducia all’Europa e ai mercati. E’ come se si dicesse: fin ad ora abbiamo giocato (sulla vostra pelle), ora si fa sul serio. E allora, di chi si potrebbero fidare Europa e mercati? Si parla in maniera insistente, e già da qualche mese, di Mario Monti, oggi preside dell’università Bocconi e in passato commissario europeo.

Dall’altro lato, abbiamo invece la Grecia, che vive una situazione ben più drammatica della nostra. Il paese ellenico è ormai un malato terminale, e in queste ultime ore si sta decidendo in che modo farlo morire. Fuor di metafora, la popolazione ellenica ha dovuto subire forti tagli alla spesa pubblica, tagli alle pensioni, licenziamenti nel settore pubblico ed altre misure di austerity imposte dall’UE, come contropartita per il piano di salvataggio costato centinaia di miliardi di euro. In questi ultimi giorni, il primo ministro greco Papandreu ha deciso di sottoporre il suo popolo ad un referendum, fissato per il 5 dicembre prossimo, per decidere sulla seconda tranche di aiuti europei (i provvedimenti concordati il 28 ottobre scorso a Bruxelles). Sostanzialmente, si chiede ai greci di accettare o meno il salvagente europeo, con conseguenti ulteriori misure di austerità. Una scelta, quella del referendum, considerata da molti (in testa Francia e Germania) un azzardo, perché potrebbe costare caro all’intera Europa.

Le cure per Italia e Grecia sono dunque diverse. Ma entrambi le soluzioni consentono di avviare una riflessione sullo stato dell’arte della democrazia in Europa, tenendo presente che già ora molti dei poteri che un tempo appartenevano agli stati nazionali sono nelle mani di istituzioni che con il popolo sembrano avere ben poco a che fare.

Nel caso dell’Italia, un governo tecnico guidato da Mario Monti eliminerebbe il principio della rappresentanza politica. Si realizzerebbe una situazione paradossale: un popolo governato da un leader di cui, nella maggior parte dei casi, fino a qualche giorno fa non se ne sapeva nemmeno l’esistenza. Ma l’Europa è d’accordo, ovviamente. Se non siete in grado di scegliervi i rappresentanti politici ve li scegliamo noi, è il monito europeo.

In Grecia, al contrario, il referendum sull’approvazione o meno degli aiuti europei restituirebbe potere al popolo, mettendolo nella condizione di poter decidere della propria sorte. Ma, questa volta, l’Unione europea sembra aver reagito con sdegno, forse perché teme giustamente che i greci, già fortemente sottoposti a cure drastiche, non accetteranno di fare ulteriori sacrifici.

Cosa significa tutto questo? Forse che la democrazia in Europa è in pericolo? E’ difficile dare una risposta certa, ma di sicuro i cittadini sono stati privati di alcuni diritti fondamentali. Ci accorgiamo che sempre più lontano da noi si decide della nostra vita, perché è in Europa che ormai si promulgano la maggior parte delle leggi che definiscono le fisionomie delle nostre società. Ma quale percezione abbiamo noi dell’Europa e delle sue istituzioni? Quanto ne sappiamo realmente? Sicuramente, ben poco. Questo è dimostrabile con un semplice quesito. Tutti voi conoscete sicuramente il nome del presidente degli Stati Uniti. Per caso, conoscete anche quello del nostro presidente europeo?

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